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domenica 7 ottobre 2018

La rete molesta: misoginia online


La misoginia online è stato il tema del dibattito  tenutosi alle ore 17 presso il Palazzo Roverella di Ferrara con protagoniste Chiara Lalli e Moira Weghel, e con Daniele Cassandro come moderatore.
Il primo argomento trattato è stato il motivo alla base degli insulti di genere, che sarebbe secondo Weghel e Lalli un moto di rabbia momentanea e un sistema evidente che colpisce le donne quando queste si esprimono su ambiti prettamente maschili soprattutto attraverso minacce di stupro e di morte.
Moira Weghel ha raccontato di alcune sue esperienze successive all'insediamento di Donald Trump in qualità di presidente degli Stati Uniti d'America. L'episodio più eclatante è stato la reazione esagerata e volgare di alcuni siti e testate giornalistiche ad un suo articolo storico riguardante l'aborto.
Un altro tema emerso è stata l'elevata presenza di maschilismo, sessismo e razzismo all'interno delle multinazionali della Silicon Valley, dove le dipendenti, soprattutto di colore, vengono trascurate quasi fossero invisibili.
Alla domanda sulla possibile presenza di un vizio di forma all'interno dei social network, Moira Weghel risponde portando l'esempio della creazione di Facebook, nato per permettere ai giovani studenti di Harvard di esprimere giudizi e commenti sulle foto di alcune compagne di corso per umiliarle.
Successivamente si è parlato del diffusissimo hashtag #MeToo, che è senz'ombra di dubbio un valido sostegno per le vittime di abusi, ma che dovrebbe poter uscire da un contesto prettamente legato al mondo di Internet, diventando qualcosa di più concreto, per far sì che si tratti davvero di femminismo.
Il dialogo si è allargato anche al discorso aborto, facendo notare che le persone che si oppongono sostengono in pratica una gravidanza forzata e che questa delicata condizione dovrebbe essere gestita soprattutto come una questione sanitaria piuttosto che morale.

Filippo Novelli, Federica Sossella

sabato 6 ottobre 2018

"La parte migliore"


"La domanda giusta per chi ha a che fare con una quasi diciottenne non è che cosa ha in testa, ma che cosa ha in corpo". Durante la presentazione del suo romanzo La parte migliore (Einaudi, 2018) Christian Raimo, nel cortile di Palazzo Crema, ha dialogato con Chiara Lalli, giornalista e bioeticista, sull'influenza della scuola e della famiglia sulla vita dei giovani oggi. Il libro racconta il rapporto complesso tra una madre, Leda, psichiatra che lavora con malati terminali, e la figlia quasi diciottenne Lara. La ragazza rimane incinta dopo l'incontro casuale con un ragazzo a una festa e decide, con l'aiuto della madre, di intraprendere il percorso per interrompere la gravidanza. Roma fa da sfondo a questa storia ed è lo specchio dell'Italia intera che l'autore vuole raccontare, un'Italia retroflessa, cristallizzata nei suoi miti e quasi mai fantascientifica.
Durante l'incontro, l'autore si è soffermato su come i ragazzi siano poco rappresentati e come siano quasi sempre gli adulti a parlare per loro, denunciando quello che lui chiama paternalismo. Sottolinea anche le mancanze della scuola, che non educa più i giovani alla politica, all'affettività e alla sessualità. E' questa la prima generazione che non ha una mobilitazione studentesca forte, mentre si concentra di più sul nuovo progetto dell'alternanza scuola-lavoro. Nonostante la critica, però, secondo l'autore, la scuola rimane l'unica comunità che ancora esiste, dove si creano legami così forti da durare anche nell'età adulta. 
Negli ultimi anni è stata la famiglia a salire in prima posizione nella scala di valori dei giovani, superando l'amicizia e la libertà, ed è diventata l'unico luogo dove si creano relazioni affettuose. 
Parlando del percorso di Laura e di Leda, l'autore ha anche affrontato il tema dell'aborto e dell'eutanasia e lo stigma collegato, criticando la tendenza di chi sta intorno al paziente di decidere per lui quale sia il suo bene. 
In conclusione, l'autore durante la presentazione ha trattato di due temi tabù nella società di oggi, la morte e il sesso, sottolineando come siano gli unici due aspetti che interessino i ragazzi e come alimentino la loro voglia di mangiarsi il mondo.


Beatrice Culotta e Martina Piscitelli