Visualizzazione post con etichetta Sabato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sabato. Mostra tutti i post

domenica 7 ottobre 2018

La sindrome della mela

Cosa significa essere donna all'interno di un mondo maschilista? Fin dall'inizio dei tempi alla donna è sempre stata attribuita la "sindrome della mela": da quando è stato commesso il peccato originale, la figura femminile si è ritrovata sottomessa a quella maschile, assimilata ad una sorta di  "lupo cattivo".
Oltre alla sottomissione vi è una discriminazione in ambito lavorativo: il 40% delle donne lavora meno degli uomini e ricopre incarichi di basso livello, inoltre una piccolissima parte, pari al 10% lavora come vignettista per la stampa, nonostante il livello dell'educazione femminile sia quello statisticamente più alto (37%). Dopotutto, "qual è il corrispettivo femminile dell'uomo seduto sul divano davanti alla tv? Una donna in piedi a cucinare!".
Grazie a tre donne vignettiste, Anne Derenne, Zainab Fasiki e Marilena Nardi, lo stereotipo delle donne in cucina è decaduto.
Infatti, secondo la francese Anne Derenne, la donna che fin da bambina viene privata di opportunità, riservate maggiormente ai maschi, cresce con l'etichetta di "emotiva, empatica, sentimentalista: la tipica femminuccia", che la limiterà nell'esprimersi in futuro,
Zainab Fasiki racconta come lei si sia opposta alla volontà della madre per dedicarsi ai suoi viaggi: così, grazie alla vignettista marocchina, scopriamo come la società in Marocco emargini la donna che non segue le regole sociali. "Da quel momento diventi un problema", ha specificato Zainab.
Le donne, in tutti i contesti, sia europeo che extra europeo, corrono il rischio di essere soggette a molestie e violenze da parte degli uomini. Le strade della città non sono più sicure, tra zone d'ombra e zone di luce e piene di sguardi che sembrano imporsi sulla figura di donna le impedisce di vivere liberamente. Nei casi di violenza accade lo stesso: donne, anche di giovane età non vengono assistite in caso di violenza subita oppure non vogliono  mostrare quel malessere che si trascinano dietro, che le sta consumando. In questi casi, è la bellezza fisica che è colpevole della perdita di fiducia della donna in se stessa, frena i talenti e la possibilità di una carriera degradando la sua figura in mero oggetto di "desiderio sessuale".
Trattando di desiderio sessuale, Zainab Fasiki racconta un episodio di quotidianità in Marocco: una ragazza, la cui unica colpa è stata di salire su un autobus, ha subito violenza. Questo tragico avvenimento è solo uno dei tanti trattati dalle vignette delle tre ospiti, le quali continuano a combattere per togliere il velo del "non detto" dagli occhi dei loro lettori. 

Anna Di Garbo e Chiara Marchesin. 

L'America in rivolta

Make America Great Again.

Ogni giorno il presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump è oggetto di derisione e critica da parte della stampa di tutto il mondo, che fin dalla sua elezione nel 2016 si è accanita contro il suo atteggiamento spesso definito omofobo, sessista e razzista.
In realtà, nel corso dell'incontro tenutosi nella mattinata del sabato presso il cinema Apollo, John Eligon, reporter per il New York Times, Sarah Jaffe, giornalista e scrittrice statunitense, e Gary Younge, reporter per il Guardian, hanno dimostrato allo stupito pubblico che esiste un lato nascosto della propaganda del repubblicano che fino ad ora non è stato tenuto in considerazione.
Di fatti l'ascesa al potere della destra repubblicana è stata accompagnata di pari passo dalla sempre più pressante presenza sulla scena di movimenti di rivolta, quali Me Too e BlackLivesMatter, che lottano per il riconoscimento dei diritti delle minoranze oppresse, o quantomeno dimenticate, dal nuovo governo.
Per quanto paradossale possa sembrare, pare quindi che se da una parte le ultime elezioni hanno portato alla luce il lato più oscuro dell'America, dall'altro hanno dato una vera scossa al tessuto sociale, risvegliando nella coscienza degli americani quell'ésprit de revenche che da tempo era rimasto assopito.
La grande March For Our Lives di Washington, è solo un esempio del risveglio dell'attivismo statunitense che, come hanno evidenziato gli studi di Sarah Jaffe, trova le sue radici negli strati più bassi della società, dove sono stati in primo luogo gli insegnanti e i lavoratori sociali a mobilitarsi per l'aumento dei fondi scolastici in un Paese che sembra aver scelto di smettere di investire nell'istruzione.
Altro esempio di questa nuova mobilitazione politico-sociale è la sempre più diffusa consapevolezza della necessità di collaborazione tra le minoranze, la cui battaglia, come ha spiegato Eligon, comincia proprio dalla maggiore attenzione che quest'ultime rivolgono all'attenta analisi delle proposte dei candidati, indipendentemente dal partito di provenienza. I processi a seguito delle sparatorie, continua Eligon, hanno infatti dimostrato che non si può più fare cieco affidamento ad un candidato solo perché il partito, democratico o repubblicano che sia, è stato storicamente più vicino alle proprie idee politiche, diversamente bisogna cercare di vedere quali proposte forniscono risposte più adeguate ai propri bisogni e, nel caso in cui non ci si riconosca in nessuna di esse. comprendere che è arrivato il momento che le minoranze presentino i loro candidati.
In conclusione, dopo aver toccato il fondo gli americani hanno oggi la possibilità di darsi la spinta necessaria alla risalita, occasione che, in maniera a dir poco contraddittoria, gli è stata fornita proprio da Donald Trump.
Quindi grazie Donald, per aver dato l'opportunità all'America di essere great again.

Ines Ammirati


I soldi fanno la felicità?

I soldi fanno veramente la felicità? E' la domanda sulla quale si basa quest'evento che vede come protagonisti il presidente di Banca Etica Ugo Biggeri e la giornalista Roberta Carlini, presentati da Massimo Cirri e Sara Zambotti.
L'incontro è contraddistinto da un gioco interattivo creato dai due relatori che ha coinvolto il pubblico e i suoi ospiti: attraverso un cartello, con due colori sui suoi lati, il pubblico è potuto intervenire nel dibattito mostrando il proprio pensiero.
Le domande poste riguardano la base dell'economia: la definizione di "grano", della borsa, degli investimenti e della liquidità; in seguito i quesiti si sono complicati fino a passare a delle vere e proprie simulazioni economiche.
La scintilla che ha avviato il dibattito è stato l'anniversario della crisi finanziaria della società Lehman Brothers, crisi avvenuta il 15 settembre 2008, che ha causato diversi cambiamenti in ambito economico in tutta Europa. Dal punto di vista culturale e in chiave ironica, Carlini ha presupposto che se la società avesse avuto il nome di "Lehman Sisters" probabilmente non sarebbe fallita, perché le donne in questo settore non hanno propensione al rischio. A proposito di "rischio", un concetto chiarito è stato il "Bailing", che prevede di affrontare il pericolo economico sostenuto dalle grandi banche e non dai soggetti esterni in caso di forti crisi al loro interno.
Un'altra questione discussa è stato il tabù dei conti correnti gratuiti utilizzati come strumenti per ingannare l'investitore e per acquisire nuovi clienti, così come l'abbassamento dei costi o degli interessi passivi.
Nella conclusione si è anche riflettuto sulla perdita di valore del denaro nell'era attuale, che ha svalutato l'importanza di ogni bene per trasformarlo in mero oggetto di scambio, andando ad incrementare il flusso continuo del capitalismo globale. Questo incontro ha voluto farci riflettere su quanto i soldi diano veramente la felicità, in un mondo che valuta le esperienze, le emozioni e le opportunità esclusivamente in termini economici. Per noi ragazzi è importante riflette sull'importanza di seguire le nostre passioni alimentate dalla brezza sognatrice oppure scegliere di seguire il continuo arrivismo che riflette i caratteri di questa società sempre più concorreziale e frenetica.
Benedetta Crivellaro, Anna Di Garbo, Liceo Ariosto Ferrara

Il futuro incerto dell'Europa




Quale sarà fra qualche anno la situazione dell'Europa?
Questa la domanda rivolta da Marco Zatterin, giornalista de "La Stampa"a Beatrice Covassi, rappresentante della Commissione Europea,  a Josè Ignacio Torreblanca, professore dell'Università di Madrid, a Jan Zielonka, professore dall'Università di Oxford e a Jean Quatremer, giornalista del quotidiano francese "Libération".
Secondo quest'ultimo l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea indebolirà soprattutto la posizione degli europeisti, che non hanno le idee chiare e non affrontano chiaramente i problemi. Specialmente i giovani stanno perdendo fiducia nel Vecchio Continente e l'unico modo per riuscire a coinvolgerli, stando a Torreblanca, è creare una forza politica in grado di avvicinarsi alla gente attraverso l'utilizzo dei media.
Covassi aggiunge che è arrivato il momento di decidersi a partecipare attivamente, dal momento che l'Europa sta progressivamente perdendo la propria condizione democratica e si sta indirizzando verso il nazionalismo. E' dunque opportuno iniziare a pensare ad essa non come a parte del problema, ma come a parte della soluzione.
                                           
Simona Babbi e Elisabetta Ceresero


La rete molesta: misoginia online


La misoginia online è stato il tema del dibattito  tenutosi alle ore 17 presso il Palazzo Roverella di Ferrara con protagoniste Chiara Lalli e Moira Weghel, e con Daniele Cassandro come moderatore.
Il primo argomento trattato è stato il motivo alla base degli insulti di genere, che sarebbe secondo Weghel e Lalli un moto di rabbia momentanea e un sistema evidente che colpisce le donne quando queste si esprimono su ambiti prettamente maschili soprattutto attraverso minacce di stupro e di morte.
Moira Weghel ha raccontato di alcune sue esperienze successive all'insediamento di Donald Trump in qualità di presidente degli Stati Uniti d'America. L'episodio più eclatante è stato la reazione esagerata e volgare di alcuni siti e testate giornalistiche ad un suo articolo storico riguardante l'aborto.
Un altro tema emerso è stata l'elevata presenza di maschilismo, sessismo e razzismo all'interno delle multinazionali della Silicon Valley, dove le dipendenti, soprattutto di colore, vengono trascurate quasi fossero invisibili.
Alla domanda sulla possibile presenza di un vizio di forma all'interno dei social network, Moira Weghel risponde portando l'esempio della creazione di Facebook, nato per permettere ai giovani studenti di Harvard di esprimere giudizi e commenti sulle foto di alcune compagne di corso per umiliarle.
Successivamente si è parlato del diffusissimo hashtag #MeToo, che è senz'ombra di dubbio un valido sostegno per le vittime di abusi, ma che dovrebbe poter uscire da un contesto prettamente legato al mondo di Internet, diventando qualcosa di più concreto, per far sì che si tratti davvero di femminismo.
Il dialogo si è allargato anche al discorso aborto, facendo notare che le persone che si oppongono sostengono in pratica una gravidanza forzata e che questa delicata condizione dovrebbe essere gestita soprattutto come una questione sanitaria piuttosto che morale.

Filippo Novelli, Federica Sossella

Somalia, terra di nessuno

Il quadro politico e sociale della Somalia è stato l'argomento principale di oggi al Ridotto del Teatro Comunale alle 14:30. A parlare sono stati Gautan Chatterjee, rappresentate di Médicins Sans Frontières, Tristan McConnel, giornalista e fotografo britannico, Abdurahman Sharif, rappresentante dell'ONG somala, introdotti e mediati da Duilio Giammaria, giornalista e conduttore televisivo.
 
Le problematiche emerse e analizzate hanno riguardato il ruolo dei media nei conflitti e nelle vicende del Paese, le condizioni di precarietà in cui vive la maggior parte della popolazione, specialmente nelle zone sotto il controllo dell'Al-Shabaab, la presenza delle agenzie umanitarie sul territorio e le competenze e capacità organizzative del governo.
I media occidentali, negli ultimi tempi, hanno molto trascurato le vicende somale dal momento che il conflitto dura ormai da più di 30 anni e che la situazione generale è considerabile meno "tragica" rispetto all'inizio. Inoltre, a causa della scarsa sicurezza garantita sul territorio, le principali testate sono intimorite dalla possibilità di rapimento e omicidio degli eventuali inviati sul campo, prendendo quindi la dura decisione di non mandare corrispondenti sul posto a documentare quanto avviene quotidianamente.
 
Sono state sottolineate anche le gravi condizioni di precarietà e povertà in cui la popolazione somala, sotto continui bombardamenti e violenze, vive ormai da tempo, con una percentuale di sfollati sempre in crescita. E' stato anche ricordato che la Somalia è stata segnata da due grandi carestie in meno di 20 anni, quella del 1992 e del 2011, e che nel 2017 ha sfiorato la terza.
Molte agenzie umanitarie, come MSF, non hanno un ufficio stanziato sul territorio, perché considerato troppo rischioso, dal momento che in passato queste organizzazioni sono state soggette a attacchi, rapimenti e omicidi. MSF tuttavia segue attivamente le vicende somale dall'ufficio di Nairobi, e si adopera per inviare aiuti e soccorsi al Paese.
Un punto molto discusso inoltre è stato quello del governo, che ormai da tempo manca di stabilità e che purtroppo controlla solo il 55% del territorio, costituito soprattutto dalle zone più urbanizzate e dalle grandi città; il restante 45% invece è "controllato", se così si può dire, da Al-Shabaab.
 
Gli ospiti, concludendo l'incontro, hanno avanzato qualche proposta per il futuro di questo Paese, improntante principalmente sulla ricerca di un governo sempre più efficiente, sperando negli aiuti, non solo militari, da parte di potenze estere e sottolineando la necessità di lavoro, soprattutto per i più giovani.
 
Giacomo Bosco, Desiree Bindini

Il fascismo raccontato attraverso i fascisti

Mai prima d'ora era stato scritto un libro che ricostruisse in maniera fotografica i momenti storici che hanno portato alla nascita del fascismo. Di questo parla M. Il figlio del secolo, l'ultimo romanzo di Antonio Scurati, che descrive un periodo molto più complesso e misterioso di quello che sembra. 
L'autore, attraverso solamente documenti e fonti storiche verificate, usa la forma del romanzo per raccontare l'ascesa al potere di Benito Mussolini. Lo fa in quanto appartenente ad una generazione che lui definisce l'ultima ad essere colpita dall'esplosione di questo momento storico e la prima a non esserne ferita, così da potersene riappropriare narrativamente senza seguire gli schemi preimpostati degli autori del dopoguerra, quali Italo Calvino e Pier Paolo Pasolini. 
Il motivo per cui continuiamo a parlare di questi temi è la Storia stessa. Infatti l'autore sottolinea la mancanza di senso della Storia che caratterizza l'attuale generazione, che ha bisogno di un sentimento più largo del tempo in quanto i problemi, secondo lui, non si risolvono con la cronaca. Viviamo in un'epoca di confusione cognitiva, etica e politica per cui siamo sempre più spettatori di noi stessi, delle nostre stesse vite e della sofferenza degli altri: al pubblico non è più chiesto di distinguere la finzione dalla realtà.
Nel romanzo sono presenti molte assonanze involontarie tra quello che l'autore scrive e ciò che succede oggi: un esempio è la violenza. Proprio a questa l'autore ha dedicato larga parte dell'incontro spiegando come proprio con la violenza Mussolini sia stato in grado di prendere il potere.
L'incontro si è chiuso con un interrogativo: ma gli italiani si girano dall'altra parte?


Beatrice Culotta e Martina Piscitelli

sabato 6 ottobre 2018

Lo Yemen che aspetta

Povertà senza speranza, povertà estrema, questo è ciò che è rimasto dello Yemen. La guerra in questo Paese è iniziata solo nel 2015 e sembra non avere fine. Questo "mosaico di conflitti" collegati tra loro voluto dai signori della guerra occidentali è appoggiato inoltre dall'Arabia Saudita, motivo per cui manca la volontà di aprire le trattative per concludere il conflitto. Al dibattito hanno preso parte i giornalisti Laura Battaglia e Adam Baron, un volontario e un responsabile di Medici Senza Frontiere, i quali hanno discusso la situazione umanitaria in Yemen. Oramai malnutrizione, patologie croniche e mortalità infantile hanno raggiunto livelli altissimi nel Paese e anche un supporto psicologico adeguato è ormai inesistente. La situazione dopo questi anni di guerra si sta sgretolando e i servizi di base, come la sanità e l'istruzione, sono fortemente instabili. La vita di un comune yemenita è caratterizzata da code infinite per ottenere i viveri più semplici, come la farina, e il gasolio, necessario non solo per spostarsi da un luogo all'altro, ma anche per produrre elettricità. Laura Battaglia, parlando della sua famiglia che vive in Yemen, ha raccontato come le scuole aprano e chiudano ad intermittenza e come, di conseguenza, il livello di istruzione sia molto basso; inoltre, anche i mezzi di trasporto, fondamentali per raggiungere gli ospedali, sono difficilmente reperibili. Gli stessi aiuti economici spesso non arrivano a destinazione e gli operatori di MSF hanno difficoltà a far fronte alle numerose emergenze. Solamente i giovani uomini delle famiglie più abbienti riescono a fuggire dalla guerra e a trovare la speranza di un futuro in Occidente. Alla popolazione yemenita non resta ormai che attendere che qualcosa cambi e che questa condizione inumana abbia fine, mentre il nostro compito è quello di dare una voce a questa catastrofe silenziosa.
                                                                                                  Martina Catino e Emilia Ciatti

Docu-film per pensatori autonomi

La proposta di Internazionale non potrebbe definirsi completa senza la collaborazione con Mondovisioni, curata da CineAgenzia, che ormai da dieci anni partecipa attivamente al Festival proponendo documentari su informazione, attualità internazionale e diritti umani. Per essere proiettati durante le giornate del festival, gli otto docu-film sono stati selezionati tra più di centoventi dai curatori  Stefano Campanoni, Sergio Fant e i loro collaboratori. Questi rispondono infatti alla richiesta del pubblico di approfondimento e riflessione, raccontando la complessità del mondo attraverso storie senza filtri ed evitando pregiudizi e semplificazioni. Sulla base di questi criteri, i documentari scelti sono stati: Alt-right: age of rage, El paìs roto, Eurotrump, Kinshasa makambo, Recluting for Jihad,,Under the wire, What is Democracy, Whispering truth to power. Scontri, violenza, proteste, manifestazioni dominano le scene dei lungometraggi, infatti, come sostiene Sergio Fant: "le immagini hanno il ruolo di far rivivere agli spettatori  realtà distanti dalle proprie". La difficoltà di questa selezione sta nel rendere accessibile a un pubblico ampio documentari sempre meno presenti in televisione e nei cinema multisala. Di fatti a partire da Ottobre fino alla prossima estate, i documentari di Mondovisioni 2018-2019 saranno disponibili in più di 34 città da nord a sud nei circoli del cinema, nelle associazioni e istituzioni culturali, nelle università e nelle scuole attraverso il Progetto scuole che dallo scorso anno CineAgenzia propone a studenti e insegnanti delle scuole secondarie di secondo grado. Inoltre offre a corredo dei film schede didattiche volte a fornire validi spunti di riflessione, per ricreare, al termine di ogni proiezione, quello che può essere definito un piccolo Internazionale.

Matilde Baiardi e Sophia Temgoua Tsafack 


www.cineagenzia.it, info@cineagenzia.it
www.monitor440scuole.it

Arte come messaggio sociale


Come possiamo creare un'opera d'arte in grado di veicolare un messaggio importante? Questo il principale quesito affrontato nell'incontro di stamattina in Sala Estense. Una soluzione è stata proposta dalle personalità coinvolte nel progetto "Artists at work", iniziativa che riflette su come l'arte possa contribuire a spiegare e diffondere i problemi che affliggono l'Europa (mafie, corruzione, flussi migratori, degrado delle città, razzismo...). Tre sono i Paesi interessati, Francia, Italia, Bosnia ed Erzegovina, come tre sono le modalità espressive utilizzate, fotografia, fumettistica e cinematografia. Durante la conferenza, oltre ai mediatori Daniele Cassandro, Roberta Franceschinelli e Cecilia Conti, sono intervenuti personaggi che hanno attivamente preso parte ad "Artists at work", indirizzando i veri protagonisti del progetto, i giovani, a produrre un'opera che segua il proprio punto di vista, ma che allo stesso tempo coinvolga la collettività.
Renaud Personnaz, regista francese, ha raccontato il suo lavoro in ambito cinematografico insieme a Bruno Oliviero, per la realizzazione di 12 film da 20/30 minuti da parte di una ventina di ragazzi. Patrick Willocq, fotografo francese, ha anche mostrato le sue fotografie scattate a Saint-Martory in cui ha coinvolto insieme cittadini francesi e richiedenti asilo. Infine, Pietro Scarnera, fumettista italiano, ha illustrato la storia di Primo Levi scrittore e la vicenda di un uomo in coma vegetativo, ispirandosi a una sua personale esperienza.
Per far sì dunque che un'opera d'arte diventi strumento di diffusione sociale, l'artista deve assumere un punto di vista diverso per sfuggire a un'immagine ovvia e stereotipata.
Sara Meneghini e Alisia Rizzi

Fuori da Gaza

6-10-2018. Selma Babbagh presenta Fuori da Gaza, il suo ultimo romanzo che regala uno sguardo sul meraviglioso scenario del Golfo martoriato dai conflitti politici. E' stata ispirata, oltre che dai suoi studi sulla vita dei palestinesi in Palestina e durante la diaspora,  anche dall'immagine di un ragazzino che cercava di salvarsi dai bombardamenti rifugiandosi sul tetto della propria casa. Da questo, inizia la lunga gestazione del romanzo, scritto sotto i bombardamenti a Gaza, che hanno modificato in corso d'opera la prospettiva dell'autrice, che è 
passata dal desiderio di raccontare come  la popolazione palestinese  vive a qual è l'impegno dei giovani palestinesi ora. Tutti i personaggi, anche quelli di minor importanza, sono accuratamente descritti nelle loro visioni politiche. L'autrice tratteggia i personaggi più anziani come delusi dalle ribellioni del passato che si sono concluse senza portare nessun cambiamento effettivo nella realtà odierna. I più giovani del romanzo sono invece divisi tra chi si sente fuori posto e chi si è radicalizzato, ma tutti sono collegati dal "fil rouge" di chi vuole ricordare la storia culturale palestinese per non dimenticare.
L' autrice durante l'incontro ha focalizzato l'attenzione su come in realtà i giovani di Gaza siano spinti la propria storia non da uno spirito filologico, come i ribelli di 20 - 30 anni  fa, bensì da un senso di frustrazione. L'impegno dei giovani, dunque, risulta slegato da una forte ideologia per cui,  a suo dire,  non sono in grado di fare rivoluzioni ma possono  fare solo rivolte. Questo libro è stato accolto molto bene dagli abitanti di Gaza tanto che ora rientra tra le letture obbligatorie per gli universitari. Anche il pubblico presente all'incontro ha mostrato grande interesse e curiosità sull'evoluzione del destino della popolazione palestinese.

Same love

Famiglia, cultura, origini: quanto questi concetti influiscono sulla vita delle persone lgbt+ in merito alla loro affermazione e accettazione personali e pubbliche?
Questo è stato il fulcro del dibattito dal titolo Lo stesso amore, tenutosi oggi, seconda giornata del Festival di Internazionale a Ferrara, al cinema Apollo. L'intervento di tre ragazze del progetto Cassero Scuola di Bologna è stato preceduto dalla proiezione di tre cortometraggi: Straight With You, Gaysians e The Queen of the desert. Il primo racconta, con l'ingenuità e l'innocenza tipiche dei bambini, la scoperta del proprio orientamento sessuale da parte di Melvin, un ragazzino olandese di undici anni, che affronta le proprie insicurezze grazie all'amore dei genitori. Il secondo è invece l'alternarsi dei punti di vista di alcuni ragazzi/e asiatici immigrati negli Stati Uniti, i quali si trovano a dover coniugare il loro riconoscersi come omosessuali, transessuali o queer con le tradizioni della terra di origine della loro famiglia. Affrontano quindi con coraggio e consapevolezza il grande abisso culturale e generazionale che separa questi due mondi. Il terzo, invece, descrive l'esperienza educativa di Starlady, una transgender MtoF (Male to Female), nelle comunità aborigene dell'Australia centrale; Star, condividendo la sua passione per l'estetica e la cura personale con le giovani indigene, riesce a stabilire con loro un rapporto di rispetto e affetto e ad ottenere la piena fiducia e accettazione da parte della comunità.
Il dibattito che è seguito tra il pubblico e le relatrici ha chiarito dubbi e curiosità sui temi sollevati dai cortometraggi relativi al mondo lgbt+. Di particolare rilievo la questione delle etichette utilizzate per definire identità di genere ed orientamento sessuale. Infatti, invitiamo i lettori a riflettere su una questione che abbiamo trovato interessante: è davvero così fondamentale attribuirci un'etichetta  per trovare il nostro posto nel mondo e affermare la nostra identità?      

                                                                                           Margherita Baldazzi e Roberta De Gioanni

Ti racconto una storia di verità

In diretta su RaiRadio3 dal cortile del Castello Estense di Ferrara si è parlato di verità. Anna Maria Giordano, conduttrice di Radio3 Mondo, ha aperto la trasmissione Ti racconto una storia omaggiando i due premi Nobel per la pace annunciati nella mattinata, Denis Mukwege, ginecologo congolese, e Nadia Murad, attivista irachena, che si sono battuti contro gli stupri di guerra. Poi, seguendo il filo rosso dell'incontro, sono intervenuti gli ospiti, che hanno parlato del loro impegno nella ricerca  della verità.
Per primo ha parlato Nicolas Niarchos, giornalista e fact-checker statunitense, che si occupa di verificare le fonti degli articoli pubblicati sul New Yorker. Il giornalista ha sottolineato la difficoltà del suo lavoro, soprattutto in seguito alle elezioni del 2016 e al boom di fake news che hanno provocato. E' proprio a causa di ciò che il suo lavoro è ritenuto sempre più importante, perché le persone hanno sempre più bisogno di qualcosa che gli dia fiducia.
Dopo di lui è intervenuto il fotografo spagnolo Carlos Spottorno che ha parlato del suo percorso lungo le frontiere europee per dare vita, insieme al giornalista Guillermo Abril, al libro La crepa, nel quale si tenta di spiegare le cause e le conseguenze della crisi identitaria in Europa a seguito della crescita dell'immigrazione.
In seguito la scrittrice nigeriana Ayobami Adebayò ha parlato del suo primo romanzo Resta con me, che evidenzia molti aspetti che non conosciamo della Nigeria e che fa luce sul rapporto tra uomo e donna in una realtà diversa dalla nostra. L'autrice ha sottolineato il potere della letteratura, che dà la possibilità di conoscere realtà diverse e di costruire un rapporto di empatia con l'altro. 
A seguire, Ann Goldstein, traduttrice statunitense di Elena Ferrante, Giacomo Leopardi, Pier Paolo Pasolini e Primo Levi, ha raccontato come anche il suo lavoro sia una costante ricerca della verità, dal momento che si occupa di scegliere le parole giuste per rendere il più fedele possibile un libro in un'altra lingua. A proposito di questo, la traduttrice, che ha imparato l'italiano appositamente per leggere Dante, ha affermato che per lei l'Italia è una serie di parole nella sua testa.
Per ultimo è intervenuto Vittorio Giardino, fumettista italiano che si occupa di verità quando racconta di eventi storici. Per lui è più semplice ricercare le fonti nel passato e invita i giovani ad approfondire quello che sanno sulla storia.
Gli ospiti hanno raccontato la loro storia di verità, sottolineando quanto sia importante ricercare sempre il vero della vita.


Beatrice Culotta e Martina Piscitelli