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domenica 7 ottobre 2018

Libertà o conformismo?

Anticonformisti, irriverenti: esistono ancora scrittori del genere? L'autore è ancora libero?
Oggi lo scrittore  vuole essere insistentemente autentico non nei confronti del proprio pensiero ma agli occhi dell'opinione pubblica. La sua libertà è dunque limitata dalle aspettative del lettore e da questo periodo caratterizzato da questo moderno "puritanesimo". Questa nuova visione è denunciata dalla scrittrice britannica Zadie Smith che considera la scrittura ribellione: ribellione dalle attese degli altri. Lo scrittore è esente dalla responsabilità di essere conforme alle aspettative dei lettori.  Lo scrittore è irresponsabile, lo definisce scrivere in prima persona  da cui scaturisce l'Io letterario. L'autore è protagonista e consapevole del suo pensiero e si confida con un lettore astratto: la sua coscienza. Scrivere diventa così una questione di pudore e vergogna: è un rischio da assumere perché è personale, ma  gli consente di essere libero.
Questo tipo di scrittura non solo delinea la forma del pensiero dello scrittore ma permette anche alle persone comuni di scoprire loro stessi, non suggerendo cosa pensare ma come: solo in questo modo la scrittura diviene formativa.
Sophia Temgoua e Matilde Baiardi

Alle radici dell'intolleranza razzista in Italia

In Italia dilaga un odio di carattere razzista e xenofobo che non è più possibile ignorare, anche se oggi si ha quasi timore o vergogna ad ammettere che questo fenomeno è ormai gravemente diffuso nel nostro Paese. Questo odio, unito alla paura, sfocia nella violenza più atroce contro il "nemico pubblico", "l'altro da noi", è stato raccontato attraverso le notizie di cronaca in un video realizzato dai ragazzi ferraresi di "Occhio ai media". Importante è stato, infatti, l'intervento di Aliou Diene e Bouyagui Konatè, parenti di Idy Diene, venditore ambulante senegalese rimasto ucciso a Firenze da un colpo di pistola. Insieme a Pape Diaw, attivista senegalese, essi hanno infatti ribadito l'importanza della condivisione e dell'integrazione tra le diverse culture.
È fondamentale però fare una distinzione tra razzismo istituzionale e razzismo culturale, come sottolineato dal giornalista Gad Lerner e dal sindacalista italoivoriano Aboubakar Soumahoro. Infatti è quello istituzionale che, mediante meccanismi di disumanizzazione, produce "artificialmente" la condizione della clandestinità a livello legislativo (ad esempio legge Bossi-Fini); invece, quello culturale, basandosi sul concetto istituzionalizzato di clandestinità, si diffonde nell'opinione pubblica, proiettando in modo indistinto paura e indignazione contro la massa oscura e minacciosa dei troppi. 
In conclusione, quando dall'alto non viene lanciato un allarme antirazzismo, è necessario prendere posizione e costruire dal basso una nuova resistenza antirazzista sulla base dei valori fondamentali quali solidarietà, umanità e uguaglianza, come ribadisce l'articolo 3 della Costituzione italiana:"Tutti i  cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
       
                                                                                       Margherita Baldazzi e Roberta De Gioanni


Come informare un giornalista


Gli studenti lasciano i banchi e scendono in campo.
Più  esattamente, tra le vie storiche della città estense, dove Internazionale ha organizzato con mostre, programmi radiofonici, conferenze, documentari e molto altro il suo Festival che accoglie giornalisti da tutto il mondo.
Così, armati di penna, taccuino, intraprendenza e iniziativa, i ragazzi dei licei Ariosto di Ferrara e Alfieri di Torino, si sono calati nel ruolo di reporter che partecipano, ascoltano, valutano e riportano le informazioni più importanti.
Alcuni hanno svolto attività giornalistica intervistando i relatori di alcune conferenze come dei giornalisti veri e propri.  Altri studenti, invece, si sono interfacciati con il mondo dei giornalisti  registrandoli e dando loro le indicazioni necessarie sul festival:  è questo uno dei compiti dell'Ufficio Stampa, che richiede grande capacità comunicativa, organizzativa e autodisciplina.
Si ha infatti a che fare anche con inviati delle più importanti testate giornalistiche che, come spiega il paradosso del titolo stesso, abbiamo dovuto informare sull'organizzazione generale del Festival.
Il mio, come quello delle mie colleghe, è stato un ruolo significativo e complicato: abbiamo dovuto infatti far fronte non solo alle richieste più particolari, ma anche alle critiche, alle disapprovazioni e ai rimproveri, cercando in qualche modo di giustificarci.
Ufficio stampa significa anche e soprattutto autocontrollo, perché  nel  caos generale di speakers radiofonici, ospiti, fotografi e camera-men, è difficile gestire la situazione.
È stata una esperienza molto formativa perchè insegna a gestire la tensione e  a coordinare le attività,  e a stabilire con i vari giornalisti anche una conversazione  proficua dal punto di vista lavorativo, traendone consigli preziosissimi da portare con sè.

Isabella Greghi

Un'ingiustizia legittimata

E' la notte del 14 giugno 2017 a Londra e nel quartiere North Kensigton divampa un incendio nel palazzo popolare Grenfell Tower. Il fuoco causa 72 vittime e lascia molte persone senza una casa. A parlare di questa vicenda, oggi, alla facoltà di Economia a Ferrara, erano presenti due attiviste : Samiah Anderson e Swarzy Macaly insieme ai ragazzi di Occhio ai Media.
Gli argomenti su cui si è discusso sono stati principalmente riguardo le cause del disastro e l' iniziale indifferenza da parte delle autorità e del governo britannico.
Anche i Media non sono stati d'aiuto, in quanto si sono limitati a "dipingere"gli sfollati in maniera dispregiativa, che per rimanere fedeli alle proprie tradizioni oppure per semplice orgoglio non hanno accettato nessun tipo d'aiuto.
 Perciò è evidente quanto la nostra società, a cui piace vantarsi della propria multiculturalità, sia in realtà ancora chiusa in se stessa non accettando la possibilità dell'esistenza del diverso.
Le ospiti hanno portato all'attenzione del pubblico come il governo non si sia mobilitato in tempo per evitare questa tragedia; infatti era stato già fatto presente alle autorità che l'edificio non ricevesse una regolare manutenzione.
 I cittadini, notando l'indifferenza del governo in seguito all'accaduto, hanno "assaltato" il comune ed hanno richiesto insistentemente una partecipazione fino ad ottenere l'apertura di una inchiesta al fine di evitare il crollo di altre case popolari.                                 
A concludere l'incontro Swarzy ha citato una frase di Nelson Mandela:"Dobbiamo pentirci del male che hanno fatto i cattivi e del silenzio dei buoni" a sottolineare quanto l'indifferenza possa essere complice di queste tragedie.
                                                                                       Ada Pupella, Desiree Bindini, Giacomo Bosco

Apriamo una finestra sui conflitti

Ognuno di noi può immaginare la situazione critica di coloro che subiscono sulla propria pelle l'orrore della guerra, ma Staffan de Mistura, ambasciatore dell'ONU, Zedoun Alzoubi, fondatore di Union of Medical care and relief, Lorenzo Trombetta, studioso del contesto siriano, e Michiel Hofman, rappresentante di medici senza frontiere, vivono sicuramente più da vicino questa realtà. I Paesi dilaniati dai conflitti su cui l'incontro al cinema Apollo si è concentrato sono la Siria, in maniera più approfondita, e il Sud Sudan. La guerra in Siria, dice de Mistura, è la peggiore a cui abbia mai assistito: lo dimostrano cinque milioni di vittime, sette milioni di sfollati e cinquecentomila prigionieri presi in causa da ambo le parti. In più, gli ospedali normalmente considerati luoghi sicuri e di rifugio, poiché  sono i principali target delle bombe, si trasformano in zone di pericolo e paura. Tuttavia, i governi considerano come unica soluzione non la via diplomatica, ma l'uso delle milizie. Al contrario Alzoubi sostiene che per migliorare la situazione bisognerebbe continuare a manifestare per i diritti dei cittadini, in modo da far comprendere che essi non sono merce di cui le controparti del conflitto possono disporre a loro piacimento. L'intervento di Hofman ha inoltre chiarito che la guerra in Sud Sudan, pur non essendo oggetto dell'attenzione mediatica, presenta delle somiglianze con quella siriana ed è altrettanto cruenta.
In conclusione i relatori sostengono che prima di intervenire sul problema è necessario sensibilizzare il resto del mondo per renderlo partecipe di queste atrocità.
                                                                                                                   Sara Meneghini e Alisia Rizzi




Le donne non si spezzano

Avete notato che il simbolo di Internazionale 2018 è una mondina? Non è un caso. Infatti, il principale filo conduttore di quest’edizione del festival è rappresentato dalle donne e dal rispetto dei loro diritti. Il filo rosso che lega i vari movimenti femministi nazionali è creare un programma politico comune e un dialogo interclassista e intergenerazionale in grado di ribaltare il sistema patriarcale e capitalista. Per raggiungere questo obiettivo è necessario pensare al femminismo come a un movimento in grado di unire tutti coloro che sono stati dimenticati dalla società, avvalendosi della “sapienza dei più deboli”, e di riconoscere nella vulnerabilità un punto di forza a differenza di ciò che le forze neo autoritarie fanno. Come l’attivista polacca Marta Lempart ha sostenuto nell’illuminante dibattito tenutosi venerdì sera a Teatro Comunale, al giorno d’oggi il movimento femminista sta aumentato il suo potere grazie alla diffusione non solo nelle grandi metropoli, ma anche nelle piccole realtà. Da questo dialogo non sono esclusi gli uomini che però dovrebbero riflettere e rivedere la loro mascolinità che per troppo tempo è stata intesa come supremazia dell’uomo sulla “categoria donna”. Quest’idea di mascolinità ha inoltre portato l’uomo a ristabilire in modo violento un’ideologia patriarcale che legittima l’avanzata del capitalismo e del nazionalismo. In conclusione, impariamo a pensare al femminismo non come a un nome proprio, ma come un nome comune a disposizione di chiunque ne voglia far parte. Il femminismo parla una lingua sovranazionale. 
                      Emilia Ciatti e Martina Catino

Un viaggio fotografico

Tre anni di viaggio, 25.000 foto, decine di taccuini di appunti e numerosi articoli di giornale sono il punto di partenza del libro La Crepa, sul quale si è tenuta una conferenza oggi al Circolo Arci Bolognesi per Internazionale a Ferrara.
Carlos Spottorno, fotografo e autore del libro insieme al giornalista Guillermo Abril, ci spiega che questa “Crepa” ha un significato grafico che rende l’idea di che cosa troveremo all’interno del libro: non una crepa unica, ma sia quella che separa l’Europa e i suoi stessi paesi, sia quella che la separa dal resto del mondo.
Tutto ha origine nel 2013 quando il direttore del giornale spagnolo Semanal, in seguito al disastro di Lampedusa, li incarica di una serie di reportage sulle frontiere meridionali dell’Europa.
Nel 2014 gli autori si imbarcano per percorrere i confini da Melilla fino alla Grecia, riscontrando non poche difficoltà nell’acquisire informazioni in quanto tenute nascoste dalle autorità. Solo per caso, salendo sulla nave sbagliata, vengono a conoscenza di quei dati che permetteranno la continuazione della loro ricerca. Tra il 2015 e il 2016, riuscendo ad ottenere i fondi necessari, proseguono il viaggio verso le frontiere Nord-Orientali dell’Europa. Ancora delle frontiere con i loro problemi.
Il libro cuce con un filo rosso tanti episodi tutti diversi tra loro, che vanno però a costituire l’idea di un contesto che, a parere di Spottormo, è un concetto fondamentale per riunire insieme tutte le sporadiche informazioni di cui ogni giorno veniamo a conoscenza.
Il fotografo dichiara di aver abbandonato il concetto tradizionale di fotografia per creare delle illustrazioni che riferissero un messaggio. La natura fotografica doveva essere mantenuta, ma allo stesso tempo anche arricchita. Partendo da immagini tutte uguali e con lo stesso peso narrativo, le elabora ispirandosi alle graphic novels in modo che diano l’idea di una storia con un inizio, una fine e un testo narrativo. 
 Greta Mariotti e Antonia Romagnoli 

"Non solo di cose d'amore"


A Palazzo Roverella oggi si è parlato di eros, non con "il significato romantico e privato che gli attribuiamo oggi, bensì uno molto più ampio, che arriva ad abbracciare tutto: che si parli di politica o di virtù, di verità o di menzogne", ogni cosa è amore. E' questo il messaggio di Socrate protagonista del saggio di Pietro Del Soldà, filosofo e conduttore del programma su Rai Radio Tre Tutta la città ne parla. A intervistarlo a Internazionale un gruppo di studenti del Liceo Ariosto di Ferrara.
Nel suo ultimo libro Non solo di cose d'amore. Noi Socrate e la ricerca della felicità l'autore sceglie come guida proprio il filosofo greco in un percorso che solleva quelle domande esistenziali che l'uomo da sempre si pone. Come riuscire a realizzare davvero se stessi? Come combattere una solitudine che è sempre compagna di vita anche nel mondo della comunicazione globale? Come essere felici?
Un moderno Socrate, accompagnato dal sofista Protagora e dalla sacerdotessa Diotima, ha portato fino ad oggi parole antiche che mostrano come gli esseri umani siano sempre separati non solo dalla comunità in cui vivono, ma anche da loro stessi. Incapaci di superare il muro tra quello che sono e quello che vorrebbero apparire, faticano a comprendere che è nel quotidiano dialogo con gli altri che possono aprirsi la strada verso una possibile felicità.

Bit criminali

In ogni epoca l'uomo ha sempre avuto paure che lo hanno afflitto. L'uomo di oggi è minacciato dal web. Presso il palazzo Roverella Alessandra Belardini, Francesca Bosco, Tim Stevens e Federico Varese discutono sugli abitandi delle piattaforme digitali e sui rischi che si celano e che creano conseguenze non arginabili.
La paura deriva dal continuo stato di incertezza di fronte a questo "mondo iperconnesso", un enorme sistema nel quale sono nascosti pericoli e dove si insidiano organizzazioni criminali, nativi digitali e la polizia postale "in incognito".
Alessandra Belardini, ufficiale della polizia postale, sottolinea l'importanza dell'uso di un linguaggio appropriato sui social molte volte utilizzato in modo distorto. Spesso, infatti, sostituiamo una nostra opinione con un "emoji", limitando il valore delle parole ed incrementando le polemiche inutili.
"Il fattore umano è l'anello debole della catena interattiva che si viene a crare nel web", specifica Francesca Bosco, membra del Centre for cybersecurity, Wef.
"Spesso gli utenti si informano male", soprattutto in termini di sicurezza e di privacy, immetendo nel sistema propri dati. Ed è proprio di questa negligenza che i cyber criminali approfittano. Questi si servono dei dati degli utenti per venderli per fini di  lucro o per creare false identità. La polizia postale agisce in prima linea davanti a simili reati tracciando la scia dei rapporti poco chiari, arrivando fino a prevedere la vulnerabilità delle infrastrutture del sitema che permettono simili traffici.
L'esempio più noto è quello dei traffici pedo-pornografici: questi scambi si sono modificati nel tempo materializzandosi in pacchetti commerciali ai quali vengono allegati veri e propri manuali per aiutare il criminale ad aggirare la tracciabilità.
La criminalità informatica arriva a coinvolge anche le relazioni tra gli Stati diventando ancora più pericolosa. Federico Varese, criminologo, ci descrive come molti Stati del mondo accettino la presenza di queste attività illegali per scopi strategici internazionali che coinvolgono in particolare la politica .
Un modo per combattere questi cyber criminali potrebbe essere creare un clima di sfiducia interno che attacchi direttamente le strutture del sistema.
Per concludere la comunicazione informatica ,come dice Tim Stevens,sarebbe più sicura se ci fosse una leggislazione rapida e mirata sui molteplici problemi del web.
 Anna Di Garbo e Francesca Menegatti, Liceo Ariosto

The Sexist Show


Ferrara è ricca di angoli nascosti e scorci piacevolmente inaspettati, ma è in particolari periodi dell'anno, come durante il festival di Internazionale, che si riempie davvero di sorprese in ogni dove:   passeggiando per via Bersaglieri del Po, ad esempio, potreste scoprire, addentrandovi all'interno di un antico palazzo, una particolare  e celata opera d'arte. Affacciandosi, quasi solo per curiosità, alla porticina della galleria del liceo artistico Dosso Dossi ci si ritrova davanti ad un enorme telone bianco con la scritta "I am so sorry" nel convenzionale colore rosa "femminile", con cui da sempre vengono identificate le donne. 
L'opera ha lo scopo di rappresentare il paradosso con cui le donne sono costrette a vivere e con cui devono continuamente interagire, quello di doversi scusare per volere e per poter affermare alcuni dei propri diritti fondamentali. Entrando si è costretti a calpestare l'opera che occupa l'intero ambiente della galleria, senza lasciare spazio ad un'ulteriore perlustrazione della sala: per questo motivo il visitatore, quasi disorientato e confuso, è portato a riflettere sulla gravità del problema, più ampio di quello che sembrerebbe vedendolo da fuori. Molto caratteristica è anche la collocazione dell'installazione site specific, che posizionata in un qualsiasi altro punto della città estense avrebbe perso buona parte del suo significato, in quanto realizzata dalla giovane artista Julia Mahrer, ex studentessa del liceo artistico ed ora impegnata presso il Royal College Art di Londra dove studia e lavora. La giovane svizzero-dominicana, sempre presente in sala,consegna al passante le chiavi per scegliere da che parte stare, ribaltando tramite quest'opera i parametri di ciò che è vero e ciò che è falso.

Emilia Ciatti e Martina Catino

Tradire la memoria

Amira Hass, giornalista ebrea israeliana, presenta al pubblico italiano il diario della madre sopravvissuta al campo di concentramento nazista di Bergen-Belsen, ma lo fa con riluttanza. Il libro Il diario di Bergen-Belsen 1944-45, che raccoglie il diario di Hanna Levy-Hass, ebrea nata in Jugoslavia, e due testi di sua figlia Amira, raccontano le memorie della deportazione della donna, che, all’uscita dal campo, ha passato la vita perennemente in cerca di un nuovo posto da poter chiamare casa. 
Amira Hass parla con difficoltà dell’esistenza degli ebrei durante e dopo la dittatura nazista. Sempre più di frequente lo sterminio del popolo ebraico diventa infatti metodo di ricatto politico utilizzato dallo Stato di Israele per giustificare l’espulsione dei palestinesi dai suoi territori, come se in qualche modo dovessero pagare per la sofferenza vissuta dagli ebrei durante i dodici anni di persecuzione. In tutto questo, sempre più spesso si crea la "gerarchia della sofferenza", che tenta di paragonare la persecuzione degli ebrei con i quattrocento anni di schiavitù del popolo africano o con l'oppressione dei palestinesi, come se esistesse un dolore più o meno forte, come se il maltrattamento e la perdita di vite umane potessero essere considerati migliori o peggiori a seconda della durata e della violenza dei soprusi. Ma la giornalista non ci sta, anzi, si dichiara indignata scatenando l'immediato applauso spontaneo del pubblico, che reagisce ancora prima della traduzione
del suo intervento dall'inglese all'italiano, lanciando un messaggio chiaro: lo sterminio non può diventare uno strumento politico.
La critica aperta all'Europa è forte: non si può dire che abbia imparato dai suoi errori, ma, anzi, gli stessi comportamenti vengono ripetuti oggi con altre minoranze, mentre si manifesta sempre più chiara la tendenza degli europei a minimizzare la tragedia della persecuzione del popolo ebraico durante il Terzo Reich. Una violenza come quella a cui abbiamo assistito nel secolo scorso  non dovrà mai più ripetersi, non solo nei confronti degli ebrei, ma nei confronti di qualsiasi etnia e religione, perché, sottolinea la giornalista, l'offesa è stata fatta all'umanità intera.
L'incontro si conclude con l'intervento di uno spettatore che, visibilmente commosso, riassume quasi senza volere l'essenza dell' intero evento: la memoria della Shoah è stata tradita e viene tradita ogni qualvolta che viene minimizzato o ripetuto ciò che è successo negli anni di persecuzione del popolo ebraico, e con lei viene tradito tutto il genere umano.


Martina Piscitelli

Comunità LGBT, fatevi sentire!

"L'Europa è una giungla non di animali, ma di diritti".
Con questa frase Claudio Rossi Marcelli ha aperto l'incontro tenutosi al Festival di Internazionale a Ferrara sottolineando le differenze tra i diritti dei vari stati europei. Infatti, è possibile suddividere il continente in tre macroregioni: la zona verde, comprendente la Penisola Iberica e l'Europa Occidentale, che riconosce i diritti civili all'interno della loro società; la zona gialla, ovvero l'Europa Meridionale, che vorrebbe ma non è in grado di ottenerli; e infine l'Europa Nord-occidentale, la cosiddetta zona rossa, che addirittura li vieta dalla Costituzione.
A discutere di quest'ultima sono saliti sul palco Yuri Guaiana, attivista militante e per mestiere, Marta Lempart, attivista e femminista polacca che organizza manifestazioni a sostegno dell'aborto, e Daniele Viotti, eurodeputato che ha promosso i diritti LGBT tra i parlamentari. Un caso particolare che hanno cercato di analizzare è stato quello della Romania, Stato in cui si cerca di lottare contro l'idea conformista di una famiglia formata solo da un uomo e una donna, lotta ostacolata dalla Chiesa e da un partito socialista che vieta i loro diritti. A peggiorare la situazione sopraggiunge la Russia che sta cercando di influenzare l'Unione Europea con la sua omofobia costruendo "campi di concentramento" in cui vengono rinchiusi membri della comunità LGBT.
Secondo i tre propagandisti e il pubblico presente, è arrivato il momento di cessare di essere gentili e di negoziare, occorre, ora più che mai, prendere una posizione e combattere al fine di ottenere la vittoria. 

Simona Babbi e Elisabetta Ceresero