sabato 6 ottobre 2012

Radio Sequestro

In un saletta del cinema Apollo assistiamo ad un audio documentario, un'opera fatta per l'ascolto, dove la realtà è rappresentata esclusivamente attraverso sensazioni.
Anna Maria Giordano e Jonathan Zenti hanno curato l'introduzione spiegandoci che esiste un filo conduttore tra i tre audio documentari presentati a questo Festival Internazionale: le relazioni familiari esistenti tra confini.
Proprio di questi movimenti dolorosi dovuti all'idea di confine sviluppatasi nell'800, ci parla Annie Correal, ideatrice di questo servizio che "non voleva fosse visto come una tragedia, ma voleva far sapere al mondo che gli avvenimenti di cui tratta sarebbero potuti andare molto peggio". 
Ignari dell'ambiente politico e sociale della Colombia ci siamo trovati ad assistere, in una sala gremita di persone, a un racconto di una stazione radiofonica ideata con lo scopo di trasmettere messaggi da parte dei famigliari ai rapiti da una guerriglia chiamata FAC. "sembra strano affiancare le parole rapimento e fortunata, eppure mi definisco fortunata perchè sarebbe potuta andare molto peggio": l'autrice ha infatti potuto riabbracciare il padre dopo otto lunghi mesi e mezzo, ma ci sono persone che attendono i familiari da anni, attaccati all'unica speranza che in mezzo alla giungla, al di là di una radiolina, possano sentire la loro voce.

Tuttavia risulta difficile raccontare un audio documentario, tanto che vi riportiamo alcune delle parole di Correal nel definire il suo lavoro per farvi entrare nell'atmosfera del racconto:
"È una storia su una stazione radiofonica. Le persone che vi hanno partecipato hanno ringraziato perchè ho dato loro la possibilità di avere una voce, tuttavia potranno trovare pace solo nel ricongiungimento con i loro cari: non cercano fama ma solo i loro familiari.  Questo documentario ha raggiunto molta gente, contestato e amato, è stato causa di un omicidio ad opera della stessa FAC nei confronti di un padre, che avendo testimoniato in nome del rapimento della figlia, ha perso oltre a lei la sua stessa vita, tolta dagli stessi uomini."  

Enrico Fea, Silvia Garuti, Francesca Valente

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venerdì 5 ottobre 2012

GRAPHIC JOURNALISM: IL NOSTRO FUTURO?

A quanti di voi pensando ai fumetti verrebbe mai in mente il giornalismo? Oggi siamo più portati a collegare il disegno ad una dimensione infantile, quando invece anche molti giornalisti sfruttano le immagini a supporto delle loro notizie, con la volontà di dare vita a nuove forme espressive.
Molto spesso con l'espressione "è un fumetto" intendiamo connotare negativamente qualcosa; in questo caso Francesco Fasiolo con il suo libro intitolato "Italia da fumetto" vuole invece parlarci del significato letterale del termine, ossia una nuova tecnica per fare informazione, chiamata anche giornalismo narrativo o graphic journalism. Basti pensare al giornale Internazionale che utilizza come logo proprio un fumetto per "romper alcuni snobbismi", per rivolgersi anche ai lettori più giovani, per risvegliare in loro la curiosità.
Nascosta nella vignetta non manca mai una briciola del pensiero degli autori: sta proprio nel lettore trasformarsi in un abile Sherlock Holmes e scovarlo, senza però diventare il Watson della situazione, troppo immerso nei problemi di interpretazione per cogliere il vero significato del fumetto.
Ma non è certo una passeggiata sintetizzare in uno schizzo quello che a stento mille parole riescono ad esprimere... Per non parlare dei tempi di realizzazione!
Ma mentre i fumettisti degli altri paesi confidano solo nei loro pastelli, noi italiani vogliamo stare sul sicuro: fumetto+interviste=ricetta perfetta!
Il futuro è nelle nostre mani... Ma anche nelle nostre tavolozze!





Caterina Marzocchi e Miriam Roberto

Bisogna rinarrare le storie dell’economia


Che opportunità potrà mai dare una crisi economica?  Nessuna.
Sembra una risposta implicita, sviluppata dalle singole persone, dalle famiglie, dai giovani che ormai hanno perso la speranza per il futuro. “La crisi è delle banche, il futuro delle scuole” sono gli striscioni dei ragazzi che scendono in piazza in ricerca di una sicurezza per il loro avvenimento.
Eppure Mariana Mazzucato e Jayati Ghosh , due professoresse universitarie, la pensano in maniera diversa e propongono un incontro in piazza castello dal titolo provocatorio:”la crisi è un’opportunità”.
Inizia il dialogo l’italiana Mazzucato, dalla formazione internazionale, dice di non aver mai parlato di economia i italiano ma nonostante questo è ben informata della nostra situazione, della situazione europea: “In Europa c’è troppo stato e poco mercato, manca il dinamismo americano.”
A suo parere stiamo imparando solo lezioni sbagliate, lo stato è impegnato nel fixing, durante le situazioni di grande bisogno, ma viene completamente dimenticato nel building. Tutto questo per logiche sbagliate che fanno parte del pensiero comune della finanzia: le grandi multinazionali sono indispensabili, i tassi di interesse delle banche devono essere inclusi nel PIL e molti altri. In realtà tutti si prendono i rischi in economia, tutti ne siamo coinvolti a differenza degli antichi miti che ci vedono solo spettatori: bisogna demolire queste logiche e rinarrare le vecchie leggende.
Del tutto nuova è invece l’India in continua crescita e mutamento; la storia di questo paese ce la racconta Jayati Gosh in una maniera del tutto nuova da quanto ci aspetteremo: “la crisi ci deve far ripensare al modo in cui vogliamo crescere: per PIL o per condizioni di vita?”
<<Il governo indiano –ci dice Jayati avvolta in un tipico vestito indiano sfumato in tutte le tonalità di rosa e con un sorriso consapevolmente dolce-  non conosce altra via di sviluppo se non aprire le porte a investitori stranieri. Manca l’informazione al popolo, che considera l’economia solo per cervelloni>>.
Quindi passa all’esempio Argentino, nella cui terra è stata prima di arrivare a Ferrara. L’argentina è uscita a testa alta, senza aiuti dal FMI o da altri enti internazionali: ha creato lavoro per il suo popolo.
Su questo punto insiste la Mazzucato che afferma che l’unica soluzione per uscire dalla crisi è investire in novità, non serve aumentare i tagli e ridurre i costi. L’Europa ha sbagliato perché a suo parere ha fatto ciò che l’America ha detto di aver fatto, non ciò che ha fatto veramente. Sembra tutto specchio della nostra vita comune questo intervento: bisogna aver fiducia in se stessi. Quando c’è una vera visione di ciò che uno Stato può fare, si riesce a coinvolgere persone di valore che costruiscano tramite una collaborazione un’economia che serva a noi, alla popolazione, non alle banche.
Il trucco, o meglio il motto, di questa crisi non deve quindi essere “YES, WE CAN” ma: CREDIAMOCI.

Silvia Garuti, Francesca Valente

La politica in Italia vista dall'Europa


Una conferenza introdotta e moderata da Corrado Formigli, de La7, sull'Italia divisa tra il governo dei tecnici e l'antipolitica ha acculturato ed informato il pubblico al Cinema Apollo di Ferrara. Quattro facce serie discutevano rappresentando le proprie testate giornalistiche come quella del Die Tageszeitung con Michael Braun, quella de The New York Times con Rachel Donadio e quella del Libération con Eric Jozsef e lo storico britannico John Foot

Dopo tangentopoli, l'Italia si è dimostrata un unfinished business che è anche tutt'ora, nonostante, secondo Eric Jozsef, Mario Monti si sia rivelato una salvezza. Ma la domanda che sorge spontanea è: può Mario Monti continuare ad esserlo? Secondo gli ospiti, potrebbe se il sistema democratico continuasse a reggerlo, ma nell'Italia democratica non vi era mai stato una situazione così d'emergenza da dover introdurre un governo tecnico puro senza neppure la votazione ed il consenso del popolo, per questo vi saranno le elezioni a cambiare il governo. Queste elezioni potranno dimostrarsi le più decisive della storia della repubblica italiana, perchè saranno uno dei mezzi per uscire in parte minima dalla crisi (o almeno si spera). 

"Ma il governo Monti alimenta i populisti ed i nazionalisti, contraddicendo la democrazia?" Questa è stata una domanda che ha riscosso successo nel pubblico applaudente. Ma sul palco, gli ospiti si sono trovati discordi. 

L'ostacolo alla soluzione della situazione attuale è la mancanza di strumenti in Europa necessari per fare la politica nel suo significato più nobile. Infatti non sarà di certo la composizione attuale della politica del nostro Paese, "composta da una destra stracciona e impresentabile sia a casa propria sia all'estero ed una sinistra che non si fida di sè", come dice Michael Braun, "l'agenda Monti infatti sarebbe da cambiare solo se esistesse una politica di rigore, ma con i politici italiani di oggi quella del governo tecnico è la migliore opzione. Monti infatti si è dimostrato onesto lanciando un segnale positivo alla gente [...]". Tuttavia è stato ricordato che, a differenza della Francia, in Italia pare impossibile ridurre gli stipendi alla classe politica -utile non solo come simbolo, ma anche a livello pratico- ed è anche questo che aggrava la crisi nel nostro Paese. 

Nonostante Monti in primis non abbia ridotto il suo stesso stipendio per lanciare un messaggio, si è rivelato una salvezza, ma bisogna che tutti si rendano conto che quella del governo Monti non sia l'unica strada per migliorare la situazione di crisi in Italia, si potrebbe prendere ad esempio le soluzioni messe in pratica dagli altri Stati

Ciò che principalmente, però, differenzia l'Italia dagli altri Stati in crisi è l'incapacità di ammettere anche razionalmente ed in maniera unanime la reale esistenza della crisi perchè le lamentele non bastano più e l'Italia da questo punto di vista pare ed è sempre parsa addormentata, mentre altrove è affrontata la crisi con caparbietà. Chissà che le cose non cambino, di sicuro non bastano le speranze e le preghiere... 

Giulia Poggio e Miriam Roberto

La rivoluzione silenziosa MA DETERMINATA delle donne


Gameela Ismail, Egitto. Azadeh Moaveni, Iran. Manal Al Sharif, Arabia Saudita. Ghada Ghazal, Siria.
Quattro donne comuni, con le loro piccole storie apparentemente poco importanti. 

Eppure Gameela si è candidata nelle liste degli indipendenti alle prime elezioni egiziane dopo la rivoluzione e ha ottenuto 30mila voti. E non rimpiange nemmeno di aver partecipato perché, dice, ora tutti sanno che lei non può essere messa in un angolo, e che lotterà sempre per difendere le sue idee.
Azadeh è cresciuta in California. Quando aveva una ventina d'anni ha iniziato a fare la giornalista ed è tornata nel suo paese d'origine, l'Iran. E si è resa conto che la realtà di quel Paese è molto diversa dall'immagine che ne viene presentata negli Stati Uniti. La ribellione esiste, e passa anche per il modo di vestire, i film occidentali e Internet. Ci ha scritto un libro,Lipstick jihad. Ed è il suo più grande successo. 
Manhal non è sempre stata una rivoluzionaria. E' cresciuta con l'idea del regime: non guardare film occidentali, non leggere libri occidentali, non ascoltare musica occidentale. E' il Male. E lei lo faceva! Poi le è capitata per le mani un' audiocassetta dei Backstreet Boys. Show me the meaning of being lonely. E ha iniziato ad avere dei dubbi. Anni dopo, è diventata famosa per aver lanciato su Facebook la campagna It’s my right to drive, in cui si affermava il diritto delle donne a guidare. Diritto ancora negato alle donne arabe. Per questo a maggio del 2011 è stata arrestata 

Ghada ha confessato di non aver dormito bene in questi giorni in Italia, perché ormai si era abituata al rumore dei bombardamenti. Li vive ogni giorno per  la guerra in Siria, che reprime ferocemente i tentativi di rivolta della sua popolazione. <<Non so se ora che sto parlando qui con voi mia madre e mio padre stanno bene>> dice <<certamente nel mio Paese in questo momento qualcuno sta venendo ucciso. Ma non possono aspettarsi che rimaniamo pacifici mentre arrestano e uccidono i nostri familiari>>. 


Libertà, libertà, libertà. E' questo il grido che accomuna queste donne e questi Paesi. Libertà, adesso.

Ludovica Barbieri


RIVOLUZIONI S.P.A - chi c'è dietro la primavera araba


Nuovi ulteriori documenti americani, club dedicati ad organizzare ed addestrare alla ribellione, testimonianze di vita, davanti alle telecamere fiori dagli arabi per i poliziotti, ragazzo in fiamme che poi è il principio ma non era stato il primo a farlo, ragioni di politica che si mischiano a ragioni di religione, la solitudine di piccoli gruppi di ribelli di una volta trasformatisi in popoli interi di ribelli, decisione di fare una rivoluzione in una ventina di stati contemporaneamente... Tutto questo e molto di più -anche verità ancor più stupefacenti- all'interno del libro Rivoluzioni S.p.A presentato da Alfredo Macchi con Giuliano Milani al Chiostro di San Paolo a Ferrara oggi pomeriggio alle 18.30.

Siamo state incuriosite dal libro e da tutto ciò che lì viene raccontato mentre i notiziari ce ne tengono all'oscuro o sono poco informati. Ma la stanchezza ci schiaccia e le gambe non reggeranno ancora per molto. Ma teniamo duro e incitiamo gli anticorpi a reagire!
Chiara Cavazza e Giulia Poggio

Uccellino VS Penna


Dove sono finiti gli scarabocchi durante le riunioni? Le pagine riempite d’inchiostro secondo l’arte dell’improvvisazione, disegni che durante i momenti di noia affollavano qualsiasi cartaceo ci trovassimo sotto mano cancellati dai cinguettii di un social network sempre più in voga.
Ecco come i quattro relatori –abilmente guidati da un ironico Luca Sofri- ci inseriscono in un discorso ormai di vita comune:TWITTER.
L’uccellino blu è protagonista del dibattito avvenuto quest’oggi al cinema Apollo che vedeva il contrapporsi di opinioni riguardo la sua influenza nell’ambito giornalistico.
L’ospite Lee Marshall, giornalista britannico, a tal proposito chiarisce la sostanziale diversità fra come Twitter e, più in generale,  i social network abbiano cambiato il lavoro del giornalista e il giornalismo in sé. In quest’ultimo caso sostiene che la natura del giornalismo negli ultimi cent’anni non sia cambiata, infatti il suo scopo d’informare è da sempre lo stesso, mentre il lavoro del giornalista si trova a contatto con il problema delle fonti: prima di una divulgazione di notizie erronee, occorre filtrare le informazioni, ma, superata questa barriera, certamente un giornalista riceve un notevole aiuto da Twitter, che batte in velocità i giornali cartacei. E  i nostri ospiti ci invitano a non dimenticare un altro componente fondamentale che ha  permesso una sempre maggiore adesione a questa piattaforma: la gratuità, che porta anche ad abolire le barriere dei conflitti di interesse a  vendere un prodotto o ad essere i primi, i più veloci a divulgare una notizia, un aspetto che porta ad un confronto in qualche modo più etico.   
Marina Petrillo, conduttrice di un programma su Radio Popolare, tiene a sottolineare che twitter e i suoi parenti non sono solo uno strumento giornalistico, sono “piattaforme straordinariamente vicine alla voce umana”. Grazie ai cinguettii, infatti, lei è riuscita a raccogliere un intenso flusso di notizie con cui ha creato delle vere e proprie storie sulle rivoluzioni arabe e Sultan Al Qassemi, giornalista degli Emirati Arabi Uniti, conviene col suo pensiero a favore del social network.
È impossibile non prendere in simpatia questo ospite che ci parla della particolare situazione in Medio-Oriente, dove, proprio grazie ai social network, la guida diventa per le donne più temerarie una possibilità: tenendosi in contatto con i mariti, possono essere aggiornate in tempo reale sulle strade da evitare perché sorvegliate. Ma questo è solo uno dei tanti esempi di utilità sociale che queste nuove comunicazioni forniscono.
La tecnologia ha ormai invaso le nostre case e le comunicazioni e non tutti hanno a cuore la sua onnipresenza, come il referente David Randall, che sostiene che i social network possano essere “solo un allarme” e non una vera e propria fonte di informazione.
Tuttavia, di qualcosa dobbiamo essere grati a queste nuove forme di comunicazione: dell’importanza che danno alle donne, che possono liberamente portare le proprie voci in ogni discorso e della comprensione del paese sempre più completa che ci permettono. 
Se una volta era solo un modo di dire, oggi possiamo sul serio affermare “Me l’ha detto un uccellino”.

Margherita Dondi, Silvia Garuti, Andrea Musso, Francesca Valente.

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