domenica 7 ottobre 2012

C'erano una volta le donne che hanno ripreso a cantare e a ballare

Usciamo dal concetto di aiutante ed aiutato, di assistenzialismo, non si tratta di prestare aiuto ma di salvare delle vite. Msf ha l'intento di creare un processo di fusione tra i volontari e i bisognosi, un percorso da intraprendere insieme. Dignità: ciò che l'associazione vuole restituire alle donne che l'hanno perduta ma anche ciò che ricercano i volontari. Proprio come lo scrittore congolese Wilfried N'Sandè che racconta la storia di Josephine che, come quella della maggior parte delle donne dei paesi africani, è stata per molto tempo taciuta. "Avevo promesso loro di venire qui"-dice Wilfried-"per farvi conoscere la loro storia, quello contro cui ogni giorno devono combattere. Volevo farvi capire che non sono le donne africane ad essere più forti di tutte le altre. Esse possiedono soltanto un senso di dignità tale per cui vogliono nascondere i loro affanni e le loro preoccupazioni avendo la consapevolezza che devono farcela anche da sole". Ce lo conferma anche Siama Musine confessando che, dopo aver scoperto di essere sieropositiva all'HIV e dopo un primo momento di disperazione che l'aveva spinta quasi al suicidio, si era resa conto che c'era lo stesso un pò di vita. "Da quando ho incontrato Msf sono cresciuta enormemente, dal 2004 ho fatto grossi passi avanti, devo andare avanti, mi sono detta; il coraggio mi è venuto fuori dal nulla, dal suicidio. Oggi posso dire, con un certo orgoglio, che sono una donna ma anche un'eroina della comunità: cerco infatti di incoraggiare e infondere speranza alle altre donne africane colpite dall'AIDS perchè ho quel sogno, forse un pò romantico, che insieme a me possano cambiare l'Africa."
Oggi infatti la maggior parte di queste donne sono emarginate dal villaggio, sono discriminate, perdono il loro lavoro per la convinzione errata che si possa "infettare" con la propria malattia anche i prodotti che si vendono. Ed è questa anche la storia di Josephine, costretta ad abbandonare la propria casa per vivere in una capanna isolata su una collina: solo il marito le è rimasto vicino.
Eppure non è cosi che dovrebbe essere. Esse sono le persone che più avrebbero bisogno del nostro aiuto e noi, proprio come Msf, dobbiamo essere un pò più romantici e credere nel futuro di queste donne.


Caterina marzocchi e Chiara Cavazza

Igort - Raccontare l'ebbrezza

Se Igort non fosse un affermato fumettista avrebbe certo una possibilità come comico. Ripercorre tutta la sua carriera con molta sagacia e autoironia, scherzando sui salti temporali e le omissioni che è necessario compiere per non superare l' ora e mezza, e sull' Igort giovanile di Il letargo dei sentimenti.
<< Pensavamo di avere il copyright dell' intelligenza e di aver inventato tutto noi>>, scherza, ma è una di quelle verità mascherate da battute. Parla di quegli anni, dei giovani fumettisti che volevano mettere tutte nelle loro vignette, che, influenzati dal cinema, volevano che in ogni riquadro succedesse qualcosa di importante, scioccante. Ancora scherza sulle reazioni degli editor: << Quello che fa Fellini non lo puoi fare in un fumetto! Al cinema uno è schiacciato, il fumetto lo spettatore lo prende, lo chiude e ti manda a fare in culo! E forse aveva ragione! Ma perchè non osare?>>
Poi parla del suo "periodo giapponese", quando realizza Yuri. E' un bell' espediente per parlare di una cultura del fumetto molto in contrasto con quella occidentale. << Il manga è rivolto a tutto il pubblico giapponese, perchè parla di tutto. Per loro è un linguaggio!>> spiega mentre racconta delle letterine dei suoi fan: i bambini di cinque anni che dettano ai genitori e gli anziani di ottanta. 
Una piccola critica ai disegnatori che vogliono fare i fumettisti a tutti i costi, che non stona con il tono simpatico dell' incontro: << Il compiacimento del rappresentare spesso rovina il fumetto. Uno deve entrare nella storia e dimenticarsi del disegno! Entrare nell' ebbrezza del racconto! Per questo sono pochi i disegnatori che sono anche bravi fumettisti. Questo cerco di provare a raccontare, l'ebbrezza.>>. 
Una colpita spettatrice del Cinema Apollo di oggi pomeriggio, 
Ludovica Barbieri

Le realtà del mondo


Bambini che muoiono di colera, sparatorie, gente che muore per le strade, due miliardi e mezzo di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno, il boom demografico: queste sono le realtà del mondo, ma i giornali italiani sembrano averle dimenticate. Questa è la denuncia che emerge in Un dollaro al giorno, il libro di Giovanni Porzio presentato oggi al Chiostro di San Paolo, con la partecipazione di Ennio Remondino, corrispondente Rai, e Kostas Moschochoritis, il direttore generale di Medici Senza Frontiere. Porzio è un giornalista  che ha girato "pezzi di mondo" ed è venuto a contatto con realtà completamente diverse da quelle che noi viviamo: però le storie che ha da raccontare non vengono più pubblicate dall’editoria. I giornalisti di oggi tendono ad essere tuttologi, come dice Moschochoritis: generalizzano, non tengono conto che paesi come l’Africa e l’Asia sono fatti da tante diverse sfaccettature, che Stati come la Somalia e il Congo sono simili quanto in Europa lo sono la Germania e la Grecia, non fanno le giuste domande, puntano su sentimentalismi che non hanno niente a che fare con la realtà. Remondino aggiunge che forse tutto questo è dovuto al fatto che i direttori dell’editoria non sono più i giornalisti “di strada” che hanno girato il mondo, ma piuttosto persone che vengono dal “palazzo della politica”.  Porzio si discosta da tutto questo, preferisce intervistare le persone comuni, un barista, dei genitori in fuga verso un campo profughi, una prostituta. Le sue storie, non pubblicate dai giornali, le ha scritte nel suo libro, in cui non ci sono sentimentalismi, dove la realtà è raccontata così com’è, con un linguaggio che ti mostra scene di vita come un reportage televisivo.   

Irene Cavallari

Il cyber citting: la protesta del futuro!


"YOUR OPINION MATTERS!"

Questo è il nucleo della mondovisione proiettata alle 14 di oggi in una sala piena di persone del cinema Boldini che, visto l'orario troppo ravvicinato al pranzo, si erano portate come compagnia in fila per entrare panini e bibite.
Tuttavia nessuna pennichella ha distratto gli spettatori da un argomento così vivo come la realtà virtuale.
Si parla degli "anonymous", persone che pubblicano sulla rete senza dichiarare il loro nome.
Ma chi c'è dietro la maschera che li contraddistingue? Persone normali che lottano per le proprie idee da casa, dietro uno schermo, senza dichiarare la loro identità. Tuttavia al posto della visita dei vicini, la domenica, si ritrovano a chiacchierare "amichevolmente" con l'FBI, a subire un processo e ad essere arrestati.
Questo documentario racconta lo sviluppo di un movimento che nato per concludere scherzi on line si ritrova a svolgere una lotta attiva contro governo, religione e ingiustizie di viario genere: rubare informazioni ai ricchi per dare ai poveri.
Roobin Hood ormai non combatterà più tra i boschi ma sulla rete, rimane solo da vedere se lo Sceriffo di Sherwood ovvero lo Stato glielo permetterà.

Silvia Garuti e Francesca Valente

http://bookblog.salonelibro.it

Nella gabbia dei maschi


La domenica mattina il cinema Apollo presenta un evento dal titolo "La gabbia dei maschi, stereotipi e miti della mascolinità". 
La conferenza, introdotta e moderata da Gad Lerner, è dominata da voci femminili.

L'attenzione viene subito rivolta al rapporto fra sesso e potere, idea molto diffusa, anche inconsciamente, nella nostra società: secondo lo stereotipo, il sesso è maschio e, di conseguenza, anche il potere.  In questo senso è l'uomo a condurre il gioco, è lui che concede quel piacere che la donna può solo ricevere. Tali stereotipi, strettamente dipendenti dalle ideologie religiose e sociali del luogo in cui si sviluppano, vengono smentiti dalla realtà dei fatti: l'uomo sta progressivamente diventando la donna del XXI secolo.
Secondo Laurie Penny il silenzio degli uomini sulla mascolinità è il problema più grande e con lei concorda Gabriela Wienerg: la classica "scuola di mascolinità" ripropone un "super-uomo", modello contrario alle attuali percezioni del sesso in questione. La mascolinità sembra un dono che solo le donne possono concedere.
Ma allora, di chi è la sessualità?  JoAnn Wypijewski ci risponde senza tanti giri di parole: "non penso sia un problema, non penso che la sessualità sia solo maschile". Essa diventa quindi un piacere reciproco e non più un privilegio che l'uno deve concedere all'altro, in un'ottica di condivisione e non di sottomissione.
Come dice Gad Lerner: "L'orgasmo simultaneo è un'utopia, ma senza utopia non si fanno le rivoluzioni"

Silvia Garuti, Andrea Musso e  Francesca Valente


Di seguito riportiamo il link del video contenente  l'introduzione dell'evento da parte di Gad Lerner:


Intervista estemporanea a Massimo Gramellini

Abbiamo intercettato il giornalista Massimo Gramellini, in sala stampa, un'ora dopo la fine della sua conferenza ''Tutto su mia madre''. Abbiamo parlato dei temi trattati nell'incontro, ma anche di tematiche un po' meno ''impegnate''. Ecco cosa ci ha detto.



Enrico Fea,  Caterina Giorgi, Annalisa Vitale




L'IMPORTANTE E' CHE LA MORTE CI COLGA VIVI: il bisogno di scrivere per capire

Sembra una domenica mattina come un'altra a Ferrara, ma c'è qualcosa che rende i ferraresi più ansiosi: l'incontro al Teatro Comunale con Daria Bignardi, David Rieff e Massimo Gramellini, accomunati dal fatto di aver scritto libri incentrati sulle loro madri, "libri sui quali abbiamo riflettuto".

Daria Bignardi ha scritto il suo primo romanzo "Non vi lascerò orfani" nel 2009, pochi mesi dopo la morte della madre, definita una "figura letteraria vivente", con cui ha avuto un rapporto conflittuale per tutta la vita. Per lei scrivere questo libro è stato come seguire 10 anni di psicanalisi, le è uscito quasi naturalmente non essendosi mai posta il problema del pudore per raccontare fatti dolorosi e intimi.

David Rieff, giornalista statunitense figlio della scrittrice Susan Sontag, ha ripercorso gli ultimi 20 anni di vita della madre, che ha combattuto il cancro due volte. Nel libro "Senza consolazione", Rieff ha raccontato con grande lucidità, rigore e profonda intensità questa battaglia. Secondo lui, il dolore può portarti in posti diversi, non c'è motivo di vergognarsi del proprio lutto, e l'unica maniera di viverlo è scriverne.






Massimo Gramellini, vice-direttore de La Stampa, ha rivelato al mondo la verità su sua madre con "Fai bei sogni", definito "un libro che ti esplode dentro": è la storia di un orfano che scopre da grande com'è veramente morta la madre. Anche Gramellini, come la Bignardi, non si è posto il problema del "pudore": da 20 anni la nostra società soffre di una "maleducazione sentimentale", dovuta a una pessima comunicazione, spesso dovuta a un eccessivo pudore nei confronti dei sentimenti e ad una altrettanto eccessiva disinvoltura nel discutere di orrori, a cui ormai siamo abituati. Il dolore, invece, - dichiara Gramellini - ha un senso, poiché è grazie ad esso che l'individuo scopre quegli aspetti di sè che non riuscirebbe a individuare altrimenti. Ciò che rende adulti, invece, è la verità: un cittadino informato è un cittadino adulto.


Se ci facciamo caso, quasi tutti i personaggi più amati nella letteratura sono orfani, che credono di avere un rapporto da creditori con la vita. La morte di un genitore è un argomento che coinvolge e rende tutti più uniti. Forse proprio per questo Gramellini addirittura ha ricevuto tantissime lettere e mail in cui tante persone rivelavano verità scoperte tardi, drammi e traumi.

Oltre la morte c'è l'amore. In sanscrito la parola mar  significa sia "morte" che " madre": se si aggiunge una a privativa davanti, esce la parola "Amar", che vuol dire sì "amare", ma anche "oltre la morte".


Irene Camerani e Valentina Govoni